L’inno di Mameli è “ufficiale” solo dal 2017
La contorta vicenda dell’inno nazionale italiano

  Durante il lungo periodo dello Stato liberale, governato dai re Savoia, l’inno nazionale fu ovviamente la Marcia Reale, affiancata tuttavia – al tempo del regime fascista – dal canto di Giovinezza. Nelle manifestazioni o nelle scuole si usava cantare anche gli inni patriottici ereditati dalla tradizione del Risorgimento e dalla Grande Guerra: il cosiddetto Inno di Mameli,più propriamente Canto degli italiani o Inno di Novaro, visto che il testo, scritto da Goffredo Mameli nel settembre del 1847, fu musicato da Michele Novaro. Altri canti risorgimentali (l’Inno di Garibaldi), canti legati al ricordo della Grande Guerra (La leggenda del Piave, La canzone del Grappa), e ancora brani verdiani come il celeberrimo Va, pensiero,che parecchi nostri soldati intonarono nei convogli che li portavano verso i campi di prigionia della Germania dopo l’8 settembre 1943. Con la caduta della monarchia e la proclamazione della repubblica in seguito al referendum del 2 giugno 1946, si pose il problema di individuare simboli adeguati per il nuovo stato di cose: la decisione più facile fu quella di togliere dal Tricolore lo stemma di casa Savoia, mentre per l’inno nazionale si procedette in maniera alquanto confusa e pasticciata. Infatti, soltanto il 12 ottobre 1946 il Consiglio dei Ministri affrontò fugacemente il problema dell’inno e ne diede notizia in termini lapidari: «Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli». Per il momento poteva forse bastare. Il guaio è che, dopo quel giorno, non se ne parlò più e tutto rimase incerto, forse per confermare il detto secondo cui in Italia “nullo è più definitivo del provvisorio”. Per cominciare, nessun ministro si preoccupò di emanare una qualche circolare che formalizzasse la decisione presa, così che nelle settimane successive lo stesso ministero degli Esteri dovette chiedere lumi alla Presidenza del Consiglio sulla base delle notizie apparse sui giornali. L’incertezza e la confusione si perpetuarono e i quesiti si moltiplicarono. A più riprese si fece vivo il ministero della Difesa per sapere cosa si dovesse suonare in occasione dell’alzabandiera nelle caserme. Nel 1948 fu la volta del Coni, il cui presidente, il famoso Camillo Onesti, chiese quale inno si sarebbe dovuto suonare nella lieta circostanza di una vittoria italiana alle imminenti Olimpiadi di Londra. In tutti questi casi, invariabilmente, la Presidenza del Consiglio rispondeva che “provvisoriamente” si doveva eseguire l’inno di Mameli. In questo contesto non mancarono gli incidenti più o meno curiosi. Alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, dopo la vittoria di Ercole Baldini nella prova ciclistica su strada, non si trovò il disco con l’inno italiano: ci pensarono...

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Castellanza: il miracolodella “Alda Merini”
comunità educativa per ragazze in difficoltà

Un progetto nato dalla volontà di una famiglia che ha aperto le porte – e il cuore – a chi si trova in difficoltà. In questo caso si tratta di giovani donne affette da disturbi di personalità. Una vicenda in cui appaiono i nomi di Maria Grazia e Franco Macchi, della Lilt di Legnano, mons. Carlo Galli, Il Sentiero… E lì accanto è sorta la casa ecologica Il rischio era di avere un’altra casa abbandonata, la realtà è una comunità educativa, la “Alda Merini”, che funziona dal 2016 e lavora al recupero di ragazze affette da disturbi di personalità borderline. In mezzo sta la scelta di una famiglia di Castellanza, i fratelli Maria Grazia e Franco Macchi, di mettere a disposizione quella villa in viale Italia che, dal 1965, era stata la loro casa. Una scelta che, stando alle carte bollate dell’operazione (tante), è stata un dono per gli altri e una rinuncia per sé, ma che, non importa qui indagare quanto intenzionalmente, sposa nei fatti quello che Harvey Mackay, uomo d’affari statunitense, ha espresso a parole: “Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta”. E questo vale per una casa costruita per la famiglia; sei persone a metà degli anni Sessanta, poi il tempo, inesorabilmente, ne assottiglia le fila. Così quei trecento metri quadrati per due sole persone sono diventanti tanti pensando al passato, troppi immaginando un futuro su cui, prima o poi, si sarebbe abbattuta la triste sorte dell’edificio vuoto. Assistere alla demolizione di quella che è stata la loro casa per cinquant’anni e monetizzare il futuro del terreno con l’immobiliare di turno non è nelle loro corde; si può allora mettere utilmente a disposizione di altre persone quello che è tuo? Un bel progetto.Non ci sono anime belle in casa Macchi; da diversi anni, dopo la pensione, Franco è volontario nella Lilt di Legnano, ambiente fatto di persone che dedicano parte del loro tempo a fare qualcosa per gli altri. Si sa che le idee vengono scambiandosele; dapprima si guarda all’esempio di una struttura legnanese, la Madonnina dei cedri, dedicata all’accoglienza temporanea di persone anziane autosufficienti. Anche la loro villa, con l’invecchiamento della popolazione – si chiedono – potrebbe servire allo scopo? Il primo interlocutore per passare dall’intenzione a un progetto è monsignor Carlo Galli, allora parroco di San Magno. Visto che le idee si cambiano in presenza di un’idea migliore e siccome la villa ha diversi gradini d’ingresso, quindi non ideale per un’utenza da terza età inoltrata, e don Carlo registra i bisogni di chi bussa alla casa parrocchiale, l’orientamento si ricalibra sulle madri sole con bambini piccoli; una categoria...

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Legnano deve ripartire. Chi ha causato danni
politici e amministrativi faccia un passo

“Forza Italia vuole proseguire con un centrodestra unito… A prescindere dalle vicende giudiziarie, che muovono la nostra totale solidarietà agli amministratori coinvolti, esiste quindi una Forza Italia pronta al rinnovamento nelle persone ma sempre radicata nei valori che sono stati fondamentali nel nostro movimento”. Probabilmente Roberta Paparatto, commissario cittadino di Forza Italia, non si rende conto della gravità della situazione legnanese, dei danni arrecati dal suo partito, assieme a Lega e Fratelli d’Italia, alla città di Legnano. Una “inconsapevolezza” senza scuse e irresponsabile. Che si aggiunge a quella degli esponenti politici della Lega che ora affermano che procederanno con ricorsi e controricorsi (al Consiglio di Stato) dopo che il sindaco leghista e mezza giunta sono stati arrestati, dopo la diffusione di intercettazioni nelle quali traspare la peggiore malapolitica, con assoluto spregio del buon senso, dei valori, del bene comune. Certamente occorrerà lasciare il tempo alla Giustizia di fare il suo corso. Ma il giudizio politico su questa Amministrazione, su tutti coloro che l’hanno sostenuta, su chi l’ha appoggiata dall’esterno, su chi vi ha lucrato favori, è già scritto a chiare lettere nella storia della città. Ai dirigenti della Lega cittadina – in primis il discusso segretario Mirko Gramegna, che ora lamenta una “politica a colpi di post su Facebook” dopo che il suo partito ha fatto dei social uno strumento di denigrazione altrui e di raccolta del consenso –, di Forza Italia e Fratelli d’Italia, chiediamo semmai di fare un passo indietro. Di lasciar fare ad altri, motivati, competenti e onesti. Così che si possa prossimamente avere a Legnano una campagna elettorale sobria e intelligente, certamente “combattuta” fra schieramenti alternativi, ma intrapresa a suon di idee e progetti per il bene di Legnano. Non per la difesa di affari di parte. Legnano ha bisogno di ripartire. I cittadini, le forze sociali ed economiche, i partiti si rimettano in cammino. La partecipazione democratica sarà il primo segno di cambiamento.     Associazione...

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Cronaca stringata dei 4 mesi più difficili della storia politica di Palazzo Malinverni: ora Legnano va verso le elezioni

Fra la conferenza stampa del 6 febbraio 2019, data in cui il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus comunica le dimissioni dell’assessore alla Cultura Franco Colombo e il ritiro delle deleghe all’assessore ai Lavori pubblici Laura Venturini, e il 6 giugno, data del ritiro delle dimissioni rassegnate dallo stesso primo cittadino passano i quattro mesi a più alta densità di avvenimenti che la storia di Legnano ricordi. Nella certezza, stendendo la cronistoria, di essere superati dagli eventi, ecco, messi in fila, i fatti del periodo più turbolento della vita amministrativa legnanese. Il 19 febbraio Fratus presenta in 47 secondi al Consiglio comunale le nuove assessore Chiara Lazzarini (Lavori pubblici) e Daniela Laffusa (Sport e Politiche giovanili) negando qualsiasi crisi politica. Le opposizioni non ci stanno e propongono di discutere subito una mozione di censura all’indirizzo del primo cittadino. Al no dell’assemblea dei capigruppo le opposizioni escono dall’aula. In consiglio ci si rivede un mese dopo: il 19 marzo le opposizioni fanno decadere la mozione di censura, ma fanno iscrivere all’ordine del giorno la mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore Lazzarini. L’impegno assunto dall’assemblea dei capigruppo è di votarla a scrutinio segreto, ma la maggioranza, temendo il sì di tre consiglieri leghisti, abbandona l’aula non senza veder consumare lo strappo fra giunta e il presidente del Consiglio, il leghista Antonio Guarnieri. Il 25 marzo il consigliere leghista Mattia Rolfi rassegna le dimissioni per motivi personali; nel Consiglio del 26 marzo i dieci consiglieri d’opposizione e i leghisti Antonio Guarnieri e Federica Farina fanno mancare il numero legale per discussione e voto sul bilancio previsionale. Il giorno dopo i 12 consiglieri rassegnano le dimissioni e la seduta serale del Consiglio non si può aprire. Il vice sindaco Maurizio Cozzi, appellandosi alla non contestualità delle dimissioni, dichiara che la surroga necessaria a rimettere in funzione il consiglio si può effettuare. Ma il segretario comunale Enzo Marino si oppone. Il giorno dopo la giunta presenta al difensore civico regionale Carlo Lio l’istanza di nomina di un commissario ad acta per la surroga e informa il prefetto Renato Saccone. Il 4 aprile Lio invia la diffida a Palazzo Malinverni: il Consiglio si deve convocare entro cinque giorni. Fratus lo convoca per la sera del 5. Il Consiglio, che vede una contestazione massiccia fuori e dentro l’aula, non si apre per mancanza di numero legale, ma è il passaggio che serve per arrivare alla surroga. L’11 aprile, dietro sollecitazione del prefetto, arriva il parere del Viminale che si esprime sulla legittimità dello scioglimento del Consiglio, ma, rilevato che è già in corso un’azione del difensore civico, lascia a lui la palla. Lo stesso giorno Lio nomina il commissario ad acta che provvede alla surroga di Rolfi...

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Caro Fratus, cari consiglieri, i legnanesi si fanno tante domande sul futuro della città

«Caro Sindaco, vorrei dirti che non ti capisco proprio più. Va bene tutto, ma non è da persona coerente e a modo quale io ti ho conosciuta andare avanti con questa tiritera… Legnano ha bisogno di una guida. Hai deciso di dare le dimissioni? Basta, non si torna indietro. Questo non è da noi». A parlare, caro (quasi ex?) Sindaco Fratus, non è più l’associazione Polis, che ti ha scritto già due lettere aperte cadute nel vuoto, ma uno dei tuoi elettori che in questi giorni in città sono confusi e seccati. Confusi, perché la tua mossa – ritirare le dimissioni, presentate dopo l’arresto – non è stata capita. Una ripicca contro la magistratura? Una sfida lanciata a qualcuno? Uno stratagemma per tirare in là la palla ancora qualche giorno? Ma che senso ha tutto ciò? E perché questo silenzio da parte del tuo partito al di là delle difese “di circostanza”? La battuta che gira in città, caro Sindaco, è che voi della Lega vi state rivelando «molto Bostik e poco arrosto», incollati alla poltrona. E per chi vuol comandare con lo stile del suo comandante Salvini, questo non è un bell’andazzo. Ecco perché oltre che confusi, molti tuoi elettori sono anche seccati, per non dire arrabbiati o traditi, perché dentro alla Lega di Legnano da tempo si discuteva, certe compagnie non piacevano… «Chi va con lo zoppo impara a zoppicare», dice il vecchio adagio. E oggi sappiamo – da chi ha abbandonato la Lega di Legnano – che ci sono stati aspri confronti e persino documenti firmati dal Sindaco stesso per non avere certi compagni di viaggio che oggi sono finiti agli arresti. Tutto tradito, per difendere persone che oggi appaiono politicamente indifendibili. Perché farsi del male così? La magistratura farà il suo lavoro e a noi dispiace davvero a livello personale e umano vedere uomini e donne in situazioni difficili. Né ci piace il clima da guerra civile che alcuni stanno fomentando. A tutti quelli che ci chiedono, diciamo che per noi il problema, prima ancora che penale, è politico. È l’approccio alla politica come occupazione di spazi e gestione poco responsabile del potere (potremmo dire quasi frivola, leggendo certi passaggi delle intercettazioni) che non va giù. E questo modo di operare, si è visto anche con il ritiro delle dimissioni, che però stavolta la città sembra non aver digerito. In questi giorni stiamo raccogliendo voci. La gente parla, si domanda e, nel silenzio di chi ha comandato in città, ognuno si costruisce le proprie risposte… dal parrucchiere, dal panettiere, in coda alle casse del supermercato, alle tante feste di fine anno delle scuole. Brandelli di dialoghi legnanesi, sotto i primi soli estivi: «E adesso che...

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Legalità a Legnano e Europa delle città

Lunedì 20 maggio 300 persone hanno preso parte alla serata promossa da Polis su Legalità a Legnano e Europa delle città. Relatore d’eccezione ENRICO LETTA. Hanno partecipato anche Antonio Guarnieri, presidente del Comitato Legalità Legnano, l’eurodeputata Patrizia Toia, l’esperto di politiche Ue in relazione alle città, Carmine Pacente, il consigliere regionale Fabio Pizzul. In prima fila il presidente di Polis, Piero...

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Per Legnano e per l’Europa: una buona politica

“Purtroppo si ha l’impressione che ‘altri’ e non il Sindaco si stiano battendo con mezzi leciti e al limite del lecito, per continuare questa esperienza amministrativa che ormai non dispone dei numeri in Consiglio comunale”. E ancora: “Signor Sindaco non consenta che qualcuno – forse per obiettivi e interessi diversi da quelli contenuti nel suo programma di governo – usi del nome del Primo cittadino per forzare la mano alle istituzioni democratiche. Non permetta che Legnano diventi un caso italiano di malapolitica”. Questo scriveva Polis Legnano in una recente lettera aperta e poi nel numero marzo/aprile della rivista associativa. È stato ancor più doloroso, quindi, per noi svegliarci il 17 maggio con il nome della nostra città sbattuto in prima pagina su tutti i siti, giornali e telegiornali per l’arresto di Sindaco, vicesindaco e assessora alle opere pubbliche. Ancor più doloroso ascoltare le parole della PM Calcaterra della Procura di Busto Arsizio e leggere le conversazioni intercettate dagli inquirenti. Al di là degli aspetti penali, sui quali la Giustizia dovrà fare il suo corso e gli indagati dimostrare la propria eventuale estraneità, e del dovuto rispetto delle delicate vicende personali e familiari, quello che più colpisce della vicenda è il quadro che emerge della vita “a palazzo”. Un saggio al contrario di educazione civica che meriterebbe di essere fatto conoscere ai giovani per capire cosa NON vorremmo che fosse la politica. La gente comune è stufa della politica, perché la politica – lo ribadiamo, ancor prima e al di là degli aspetti penali – continua a dare dimostrazione di come sia vissuta troppo spesso da persone che considerano la “cosa pubblica” una opportunità privata. E in questo senso Polis chiedeva da settimane un sussulto di responsabilità a Fratus: perché era ormai evidente e noto in città come si stesse gestendo il potere a Palazzo Malinverni. Le intercettazioni hanno “solo” confermato la disarmante leggerezza e l’approccio “tribale” nel condurre le danze da parte di persone che hanno guidato Lega e Forza Italia a Legnano per anni. Approccio tribale, quando si riduce la politica a un esercizio di “posti” da occupare con “i nostri”. Chi è del mio gruppo/ clan/ partito/ cerchia di affari è persona da privilegiare, posizionare, collocare, beneficiare. Non importa per cosa; non importa per quanto… Leggerezza: perché cadono le braccia leggendo la faciloneria con cui si ignorano regolamenti, con cui si forzano le regole, con cui ci si muove senza nemmeno porsi il dubbio se quello che si sta facendo sia o meno legale per avere persone ubbidienti e riconoscenti ai posti di comando. Scrisse una volta Calvino, commentando il famoso romanzo di Kundera L’insostenibile leggerezza dell’essere: “nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a...

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