Posts made in agosto, 2018

La vicenda di Alfie Evans, l’eutanasia, le Dat:
cosa succede quando la vita interroga la vita?

La cronaca sempre più spesso ci racconta di casi estremi, esistenze tribolate dinanzi alle quali familiari, medici o giudici sono chiamati a prendere decisioni talvolta estreme. È possibile definire dei “criteri” di scelta? “Dentro una buona relazione – afferma il bioeticista Picozzi – sarà possibile scoprire la decisione buona” Le recenti vicende che hanno visto coinvolti piccoli bambini e la controversia tra genitori ed equipe sanitaria sulla miglior cura da offrire loro, insieme all’approvazione in Italia della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) hanno riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema dell’esperienza della sofferenza e delle scelte sul fine vita. Ci proponiamo di offrire alcune riflessioni che possano aiutare ciascuno a maturare un giudizio ponderato. La questione seria: le domande alla fine della vita. Le parole che pronunciamo ci istruiscono sul modo buono di vivere le fasi finali della vita. La vita insegna alla vita. Al “dottore faccia di tutto/non mi/non lo abbandoni” del paziente e dei suoi familiari corrisponde l’impegno del medico: “le prometto che starò dalla sua parte”. “Tu non morrai”: in questa frase si esprime l’attaccamento, la dedizione alle persone a cui vogliamo bene. A queste espressioni fanno da contrappeso queste altre: “non voglio soffrire”, “non fatelo soffrire”; per il medico e gli operatori sanitari possiamo tradurre “fino a quando andare avanti con i trattamenti?” Queste affermazioni, in apparenza contrapposte, esprimono l’impegno da una parte di non abbondonare il paziente e dall’altra parte di non accanirsi, di non ricorrere a trattamenti inutili, rifugiandosi nelle tecnica per non affrontare la domanda che ti chiama in causa quale figlio, genitore, medico. Possiamo ritradurre la diade nel rapporto tra resistenza (al male, alla malattia, alla sofferenza) e resa (ai limiti della medicina e della vita umana). Ma fino a quando resistere? E quando arrendersi? La proporzionalità di un trattamento. Quali i criteri per giudicare una cura non più proporzionata, che diventa quindi legittimo sospendere? Un primo criterio di proporzionalità chiede di integrare gli aspetti clinici con la storia personale del paziente, ovvero il giudizio sulla qualità di vita. Ciò comporta che il giudizio non può prescindere dagli aspetti clinici, dai numeri: è necessario conoscere le probabilità di successo di un intervento insieme alla speranza di prolungamento della vita che esso comporta. Ma se ciò è necessario, non è sufficiente: occorre valutare la ricaduta di questi numeri sulla vita del paziente, a cui prioritariamente compete la decisione finale. Questa dialettica tra dato oggettivo e valutazione soggettiva riconosce che da una parte la valutazione del soggetto non può essere arbitraria (è sempre in riferimento ad una data condizione clinica), dall’altra che applicare modelli teorici a prescindere dalle condizioni effettive del paziente è astratto e non rispettoso della sua persona. Anche nelle...

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Viale Cadorna: e se nell’area ex-Gianazza
arrivasse un grande centro commerciale…?

L’arteria che collega Sempione e autostrada, rinnovata e resa più sicura, sopporta una gigantesca mole di traffico. Le scelte del comune di Cerro potrebbero complicare la viabilità. Più automobili e inquinamento grazie a nuovi supermercati. L’amministrazione cerrese cosa ha in mente? Legnano starà a guardare? Viale Cadorna, la croce di ogni amministrazione legnanese. Ne sa qualcosa Centinaio, che ha faticato sette camicie per dare un volto rinnovato, e soprattutto sicuro, allo stradone che collega il Sempione con l’autostrada e che consente a tutte le auto provenienti dalla provinciale per Inveruno di imboccare la A8. Tutti ricordano le polemiche che precedettero l’inizio dei lavori, polemiche dettate soprattutto dalla preoccupazione che una situazione di congestione già difficile potesse, per gli interventi in programma, peggiorare ancora di più. Quello che in tanti temevano poi non è successo, il viale, che è la porta di ingresso in città, risente comunque dei volumi di traffico che ogni giorno percorrono quella direzione. Viale Cadorna, oltre che oggetto del contendere del dibattito politico legnanese, è stato a lungo oggetto di polemiche e scontri tra Legnano e le amministrazioni vicine di Rescaldina, Cerro Maggiore e San Vittore Olona. Ultimo in ordine di tempo il ricorso al Tar (poi perso dalle due amministrazioni comunali di Cerro Maggiore e San Vittore) in cui sostanzialmente si rimproverava al Comune di Legnano, allora amministrato dal centrosinistra, di non avere coinvolto i comuni vicini nella programmazione e nella progettazione dei lavori di rifacimento del viale di due anni fa. Il ricorso poi, come detto, è stato perso (chissà se quei sindaci hanno fatto ammenda…), ma i Comuni che ricorrevano hanno esplicitato il principio che per le questioni sul traffico nessuno può e deve prescindere dagli altri. Con il Comune di Rescaldina invece la discussione, che ormai data diversi anni fa e risale alle amministrazioni legnanesi di Cozzi e Vitali, verte sulla permeabilità verso nord dello svincolo autostradale: in sostanza il Comune di Legnano ha sempre giustamente negato la possibilità di scavalcare l’autostrada per evitare che il traffico diretto a Rescaldina, al centro commerciale Auchan, e più in generale al basso varesotto percorresse l’asse Toselli-Cadorna che a quel punto sarebbe diventato davvero invivibile. Questo era anche uno dei punti dell’opposizione della Giunta Centinaio al “progetto Ikea” (il grande centro commerciale che sarebbe dovuto sorgere tra Cerro e Rescaldina subito al di là dell’autostrada). Preoccupava infatti l’aumento del traffico che avrebbe portato facilmente al collasso una via che nelle ore di punta è sempre andata in crisi. Oggi probabilmente qualcosa è cambiato o sta cambiando: il Comune di Cerro Maggiore sta trasformando tutta l’area intorno allo svincolo autostradale in un grande centro commerciale che comprenderà, con la realizzazione di un Tigros, anche tutta l’area...

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Il nuovo romanzo di Marco Erba:
«Racconto storie per suscitare domande»

Dopo uno straordinario esordio con il romanzo Fra me e te, presentato anche a Legnano, Marco Erba pubblica il suo secondo romanzo, Quando mi riconoscerai (Edit. Rizzoli), in cui racconta una storia di violenza, amicizia, amore e perdono. Viola è la ragazza più bella del paese di Castenate, e coi gemelli Rodolfo e Italo non ha molto a che spartire, perché lei è la figlia di Giorgio Fontana, il capo dei fascisti, e i fascisti Rodolfo li odia. Ma la seconda guerra mondiale incombe, pronta a travolgere i loro destini. Quasi cinquant’anni dopo, nello stesso paese, Enea e Camilla si incontrano in prima elementare. Enea è composto, educato, sa già leggere, ma il mondo gli fa un po’ paura. Camilla è invece tutta sguardi taglienti e sfacciataggine. Strega, la chiamano alcuni, senza immaginare le ferite nascoste dietro ai suoi silenzi. «Nel mio nuovo romanzo – dice a Polis Legnano Marco Erba – ricordi e frammenti sono niente, ma forse sono tutto. Perché la vita a volte ti toglie ogni cosa, però è anche il regalo più importante che hai. Credo che l’uomo sia fatto di desiderio e ciò che desidera di più è l’amore, la bellezza. L’uomo ha sete di cose belle» Perché è convinto che la vita è sempre “avanti”? «Sto leggendo un libro scritto da un pastore luterano il quale, nella visione di Lutero, dice che l’uomo è corrotto, nasce peccatore e senza la fede in Dio. Questa visione non la condivido, infatti sono cattolico. Credo ci sia il desiderio di Dio, della bellezza, della fede, il desiderio di autenticità e di amore, per questo la vita è sempre avanti. In ogni istante la vita, anche nei momenti più tragici, può donarti questo. Una persona del mio quartiere, che si è occupata di politica per una vita intera, ha sempre creduto nel futuro, di recente è morta di cancro. Anche nella fase terminale della malattia riceveva persone. Uno degli incontri più felici è stato quello con i giovani impegnati in politica. Come se lui, incontrando loro, vedesse che il futuro c’è ancora e che va avanti anche dopo di te. È vero: la vita è sempre avanti! L’idea che il futuro entra in noi prima che accada, così dice il poeta Rainer Maria Rile, è perché noi siamo fatti di desiderio e desidereremo fino all’ultimo nostro respiro. L’ho visto in mio nonno e in tante persone. Questa fame di futuro, questo desiderio, questa ricerca di bellezza che non finisci mai, questa vita che ti può sempre regalare qualcosa di bello fino all’ultimo secondo, mi ha fatto scrivere che la vita è sempre avanti» Per un adolescente togliersi la maschera significa scoprire le proprie ferite e trovare anche...

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Torna a far paura la discarica di Cerro Maggiore
Si fa largo l’ipotesi di riaprire il traffico-rifiuti

Dai Comuni circostanti serve un fronte unitario per impedire che ancora una volta si maltratti un territorio che per discariche, consumo di suolo, traffico ha già dato tutto quello che poteva. Rescaldina si mobilita. La nuova giunta cerrese cosa farà? E da Legnano nessuna presa di posizione ufficiale Si torna purtroppo a parlare della discarica di Cerro Maggiore. Sembra incredibile ai più, a Rescaldina, ma soprattutto a Cerro Maggiore la reazione è davvero di incredulità, come se stesse succedendo qualcosa che ormai non si riteneva più possibile, una cosa impensabile. La discarica dei suicidi, delle puzze insopportabili sul territorio di ben tre comuni, delle fiammelle accese dal biogas nei campi, la discarica chiusa definitivamente nel 1995 dopo tante lotte, dopo presidi durati mesi, giorno e notte nelle tende, potrebbe riaprire per riempire il buco rimasto lì a fianco, quel buco che prima del 2000 si era detto non avrebbe ricevuto più nessun tipo di rifiuto. La vicenda si era chiusa nel 1995 quando la Regione aveva messo finalmente la parola “fine” ad una discarica, vicina alle case, che da diversi anni raccoglieva tutti i rifiuti del milanese, Milano compresa. Lo spettro dell’emergenza rifiuti aveva contribuito a mantenere aperto un sito malgrado le proteste dei cittadini, che diventavano via via sempre più forti fino a diventare talmente assordanti da indurre l’ex presidente regionale Roberto Formigoni a decidere per la chiusura di una discarica la cui proprietà era riconducibile, secondo i giornali, al fratello di quel Silvio Berlusconi che era da pochi anni “sceso in campo” e assicurava la tenuta della maggioranza che aveva eletto proprio lo stesso Formigoni allo scranno più alto del Pirellone a Milano. Della discarica e del suo destino poi negli anni non si è più parlato, tranne per qualche notizia di giornale relativa alle visite che si diceva Paolo Berlusconi facesse ai sindaci di Cerro e Rescaldina (la discarica è per una cinquantina di metri anche sul territorio rescaldinese) per “sondare” il terreno circa il futuro, non tanto della discarica ma soprattutto di quel buco da centinaia di migliaia di metri cubi che in qualche modo andava riempito. In realtà, però, senza che i mezzi di informazione ne dessero grande pubblicità, nel 2010 i sindaci Antonio Lazzati a Cerro Maggiore e Paolo Magistrali a Rescaldina firmarono una convenzione che permetteva alla proprietà della discarica di riempire la cava con “rocce e terre da scavo” per poi completarne la rinaturalizzazione entro il 2017. Si trattava di una missione impossibile: le rocce e terre da scavo sono un materiale infatti particolarmente raro. Possono arrivare solamente da cantieri che scavano e contestualmente conferiscono al sito di stoccaggio (altrimenti diventerebbero rifiuti), e soprattutto dipendono dal mercato edilizio e delle grandi...

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La chiusura dell’IperCoop di viale Toselli:
«decisione imposta, ci perdono soci e lavoratori»

La delusione e i rimpianti dei “soci senza terra”. La dirigenza di Coop Lombardia, ha ritenuto più importante l’aspetto del profitto – questa la valutazione – trascurando la partecipazione attiva dei soci nelle scelte di gestione. E nel frattempo sono nati due punti vendita a Parabiago e a Busto Arsizio. Chiude la Coop di viale Toselli e i soci vanno in trasferta. Con molti mal di pancia. Lunedì 4 giugno si è tenuta al Teatro Manzoni di Busto Arsizio l’assemblea separata di bilancio annuale Coop Lombardia. Purtroppo per i soci Coop di Legnano era la prima volta che l’assemblea si teneva fuori città. Ma i legnanesi sono stati costretti a questa trasferta per la semplice ragione che il punto vendita di Legnano è stato chiuso nel gennaio scorso. Una decisione mal digerita per una serie di motivi, che riguardano non solo l’impossibilità di fare la spesa e di accedere ai prodotti di marchio Coop. La Coop infatti ha sempre rappresentato da almeno 150 anni un metodo di consumo che nasceva, e nasce, dal bisogno e dalla solidarietà. Nel tempo questa filosofia si è affinata, coinvolgendo i consumatori nel campo del risparmio, nella cultura del cibo e nei valori delle diversità. L’attuale dirigenza Coop Lombardia, nella persona del suo presidente Daniele Ferré, ha fatto scelte importanti e molto valide circa il metodo di distribuzione, puntando sulla qualità dei prodotti come valore assoluto. Purtroppo per una serie di ragioni, tra le quali una forte competizione nella nostra area, il punto vendita legnanese non ha più avuto numericamente una clientela tale da garantire un profitto di mantenimento. Legnano ha sofferto in modo evidente, penalizzata soprattutto dalla infelice locazione al confine con il Comune di San Vittore, ma anche dalla chiusura dell’ospedale di Corso Sempione. La decisione di chiudere il punto vendita era nell’aria già dall’anno scorso, ma sembrava rinviabile. Infatti negli anni trascorsi abbiamo potuto verificare grandi miglioramenti gestionali da parte dei direttori che si sono avvicendati, oltre che rinnovata efficienza del personale e una migliore presentazione dei prodotti nella qualità e nella varietà. Capire e gestire le preferenze dei consumatori non spetta ai soci, ma ai responsabili del marketing. Abbiamo però verificato il venir meno dell’uso di sistemi di comunicazione pubblicitari, compreso i tanto disprezzati e invadenti volantini che riempiono le cassette della posta: insomma si è fatto poco o nulla per far conoscere le numerose offerte e le iniziative commerciali e culturali a favore di consumatori attenti. Tra noi soci è apparso evidente che eravamo in presenza di un disegno prestabilito, che prevedeva la chiusura dell’Ipercoop di viale Toselli. Ma, fosse anche stato studiato e valutato il proposito, quello che non va è il metodo poco rispettoso che la dirigenza...

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